Change management: cos’è, come affrontarlo e cosa scrivere sul curriculum vitae

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Il change management è, in parole semplici, la gestione di se stessi e degli altri durante un periodo di cambiamento.

Dal momento che la gran parte delle organizzazioni e la vita delle persone è in continuo cambiamento, è bene pensare che il cambiamento vada gestito giorno dopo giorno, ma il modo in cui lo facciamo e quanto bene lo facciamo varia in modo considerevole.

Questo articolo ti aiuterà a capire come gestire il cambiamento nella tua vita e nella vita di chi ti circonda, in un contesto lavorativo o nella tua vita personale. Scoprirai quali sono le competenze necessarie per gestire con successo il cambiamento e come dare supporto agli altri grazie al change management.

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Cos’è il change management?

Nella vita di un’azienda il cambiamento è un processo che va gestito. Sarai d’accordo con me se dico che farsi trovare impreparati può risultare fatale per il futuro dell’organizzazione e che, soprattutto in Italia, c’è spesso poca attenzione a questo aspetto.

Non è un caso, infatti, che l’avvento del processo di digitalizzazione (e quella che i mass media chiamano erroneamente crisi) ha gettato le basi per un cambiamento nei modelli produttivi e nei processi di marketing e vendita delle aziende, che ha colto di sorpresa il tessuto economico-imprenditoriale del nostro Paese.

Da una parte, motivazioni di carattere socio-culturale (siamo un Paese estremamente conservatore), dall’altra una malsana presunzione di superiorità (abbiamo una percezione distorta del valore del made in Italy all’estero) ha portato le aziende italiane a sottovalutare il terremoto, in senso figurativo, portato dalla digitalizzazione e a muoversi con troppo ritardo, rispetto al resto dei concorrenti internazionali.

Il change management serve proprio a questo, d’altronde.

Le organizzazioni aziendali migliori continueranno a monitorare il loro ambiente e ad apportare piccoli aggiustamenti costantemente, molti dei quali passeranno praticamente inosservati alla maggior parte dei dipendenti e dei clienti.

Le aziende più ritardatarie saranno guidate da una forza esterna, da una minaccia alla sopravvivenza dell’azienda stessa, come una fusione o un’acquisizione, o un calo delle vendite.

Di solito, il cambiamento organizzativo è accolto con resistenza e cinismo. Ma qual è il motivo?

La verità è che ci sono persone che naturalmente abbracciano il cambiamento ed altre che vivono l’incertezza come una delle condizioni più stressanti che esistano.

Prova a verificare quanto ho appena detto guardando o interagendo con i bambini piccoli, che sono creature condizionate dall’istinto. Allo stesso tempo sono anche creature molto abitudinarie, trovano molto difficili da gestire i cambiamenti nella loro routine e si aggrappano al loro ambiente e alle azioni che hanno svolto fino a quel momento.

Pensa ai bambini che vengono portati in un asilo per la prima volta. Quanti di loro staranno pensando: “Wow, che bello! Un nuovo mondo da esplorare“?

Pochi, o nessuno, vero?

Di solito ciò che pensano è: “Aiuto, sono stato abbandonato! Aiuto!” e scoppiano in lacrime cercando la mamma.

Anche se con modalità differenti, la stessa cosa si verifica nelle persone adulte, sul posto di lavoro. Il cambiamento porta all’incertezza, che può portare allo stress.

Change management significa gestire lo stress del cambiamento e minimizzare l’incertezza, sia per te che per gli altri.

Allo stesso tempo è possibile che coloro che sembrano apprezzare il cambiamento siano, in realtà, semplicemente più tolleranti rispetto ad altri. Ognuno trova un modo personale per gestire l’incertezza. Alcuni, ad esempio, scelgono di considerare quei fattori che non possono controllare come “non vale la pena di preoccuparsi“. Altri invece possono affrontare il cambiamento come un’avventura.

Modelli di change management: i principali

I modelli più famosi di change management sono quelli di Kotter.

1. Scongelare, cambiare, ricongelare

Questo modello funziona sulla base del fatto che è necessario guidare il cambiamento creando un’urgenza verso di esso (scongelamento).

Prima bisogna creare una visione aziendale favorevole al cambiamento e spingere dipendenti o colleghi ad abbracciarla, attraverso dei traguardi e dei premi a breve termine (non necessariamente di tipo monetario).

Una volta che le persone avranno compreso, accettato e fatto propria la nuova visione, dovrai consoliderarla (ricongelamento) e istituzionalizzare le modifiche.

2. Il modello a otto step

Questo è un modello di cambiamento molto più dettagliato, caratterizzato da otto step:

  1. Aumenta il senso di urgenza verso il cambiamento
  2. Costituisci un team che guiderà il cambiamento
  3. Individua una visione
  4. Comunicala all’interno dell’azienda
  5. Prepara le azioni da effettuare
  6. Crea dei premi a breve termine
  7. Non cedere alle resistenze
  8. Passa all’attacco

I modelli di Kotter hanno un limite: descrivono un mondo in cui il cambiamento termina nel momento in cui viene raggiunto il punto desiderato, il traguardo. Non si adattano al 100% alla realtà, dove invece il cambiamento è continuo e deve essere percepito come processo, più che come traguardo.

3. Teoria della complessità

Per questo motivo, negli anni ’90, è stata formulata la teoria della complessità. Le parole d’ordine alla base di questa teoria sono “partecipazione” e “rinnovamento”.

La teoria della complessità si concentra meno sulla diagnosi dei problemi e più sulla ricerca di opportunità.

Si tratta di trovare opportunità per crescere ed imparare e, allo stesso tempo, generare quell’energia che può guidare il cambiamento in meglio. Ciò che è importante è coinvolgere le persone, piuttosto che obbligarle a intraprendere modelli dall’alto, in modo coercitivo.

Gestire il cambiamento non è un’operazione semplice. D’altra parte, è un processo umano, che richiede skills sociali, relazionali e comunicative importanti.

I manager e i responsabili del cambiamento devono essere molto bravi a interagire con le persone, essere dotati di una buona empatia e avere eccellenti capacità comunicative. Devono essere capaci di motivare gli altri e avere un’intelligenza emotiva molto forte, in particolare una buona comprensione di se stessi ed essere resilienti.

Capacità e competenze legate al cambiamento

L’altro aspetto fondamentale del change management è il modo in cui tu affronti il cambiamento. Lo accetti e ti adatti o opponi resistenza?

Le capacità e le competenze di coloro che sono in grado di rispondere positivamente al cambiamento sono:

  • una buona capacità di pensiero strategico
  • buona intelligenza emotiva
  • elasticità mentale
  • capacità di auto-motivarsi
  • vedere il cambiamento come un’opportunità

Esempi da inserire nel curriculum vitae

Il modo migliore per presentare le proprie skills legate al change management nel curriculum vitae è quello di elencarle in uno spazio dedicato alle skills principali che si dichiara di avere. Ecco un esempio che puoi seguire anche per il tuo curriculum vitae.

cos'è change management

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Ti segnalo, di seguito, altri articoli di approfondimento nella sezione Lavoro del nostro blog Carica Vincente, che potrebbero interessarti:

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Change management: cos’è, come affrontarlo e cosa scrivere sul curriculum vitae
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