Colloquio di lavoro: domande e risposte, cosa dire e come vestirsi

Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Google+

Colloquio di lavoro domande e risposte: cosa dire e come vestirsi per riuscire ad ottenere il lavoro?

In questo articolo ti mostrerò quali sono i ragionamenti che devi effettuare per rispondere nella maniera migliore alle domande dei colloqui di lavoro e quali sono le frasi e le parole da evitare, per non essere rispedito velocemente a casa.

Per farlo prenderò ad esempio quelle che sono le domande ai colloqui di lavoro più frequenti e, per ognuna di esse, ti condurrò alla risposta corretta, che ti aiuterà ad aumentare le tue chance di assunzione.

Le domande al colloquio di lavoro spesso nascondono degli ostacoli imprevisti, che possono portarti inoltre a rimanere in silenzio e ad avere difficoltà nell’avanzare efficacemente durante il colloquio. Affronteremo anche questo punto.

Affrontare un colloquio di lavoro non è assolutamente complicato. L’importante è avere degli elementi che ti permettano di tenere in pugno la situazione e di comportarti nella maniera più sicura ed efficace possibile durante questa fase del processo di selezione.

Prima di iniziare, se il tuo obiettivo è trovare un lavoro ben pagato e fare carriera, ti suggerisco il miglior videocorso in Italia sull’argomento: Career Accelerator.

Include un insieme di strategie, trucchi e accorgimenti per rispondere in maniera vincente ad un mercato professionale difficile, globale e in continua trasformazione.

Luca Mastella, uno dei massimi esperti italiani di sviluppo di carriera, nonché creatore del corso, offre anche la possibilità di partecipare ad un webinar settimanale gratuito che che spiega quali sono le tecniche migliori per preparare il curriculum vitae, la lettera di presentazione ed il colloquio di lavoro.

career accelerator

A questo link puoi iscriverti gratuitamente al prossimo webinar. Io ho partecipato qualche mese fa e sono rimasto letteralmente sconvolto (in positivo). Ti consiglio di usufruire di questa risorsa gratuita fino a che esisterà.

Come affrontare un colloquio di lavoro

Come ti ho già detto, comportarsi come se avessi il controllo della situazione è di importanza fondamentale nella buona riuscita del colloquio.

Principalmente per 3 motivi:

1. avere sicurezza nei propri mezzi comunica a sua volta sicurezza e chi ti sta di fronte apprezzerà infinitamente questa tua caratteristica. Nessuno vuole assumere persone mentalmente insicure o deboli;

2. ti aiuta ad affrontare brillantemente le situazioni impreviste. Nel caso in cui dovessero capitare domande che non avevi previsto, riuscirai a gestire con freddezza il momento complicato;

3. ti consente di rimanere tranquillo e di superare agevolmente tutti i quesiti che ti vengono avanzati. Rimanere a bocca chiusa o non sapere che dire è qualcosa di fortemente negativo. Assicurati che non accada mai!

Ma come si fa ad “avere il controllo della situazione”?

Ecco quelli che ritengo siano i 4 comportamenti virtuosi che ti permettono di aumentare il tuo controllo durante il colloquio:

1. Preparazione

Prepararsi significa cercare di acquisire qualsiasi tipo di informazione possibile sull’azienda, su chi ti seleziona (se sei già in possesso del suo nominativo) e sulla posizione per la quale ti stai candidando.

Oggi praticamente tutte le aziende hanno un sito internet in cui sono contenute tantissime informazioni sul tipo di business svolto, sulla storia e sui valori aziendali. Il sito web di un’azienda non va guardato distrattamente. Va studiato!

Hai capito bene. Devi sapere talmente tante cose su quell’azienda che chi ti seleziona penserà che quella è l’azienda dei tuoi sogni…e questo ti farà acquistare tantissimi punti 😉

Relativamente al selezionatore, oggi grazie a LinkedIn è estremamente facile rintracciarlo e sapere qual è il suo ruolo interno all’azienda (non dare per scontato che faccia parte dell’Area Risorse Umane, non tutte le aziende ne hanno una al loro interno e non tutte le aziende ritengono necessario affidarsi ad un HR).

Sapere chi è che ti sta intervistando ti aiuterà a selezionare le informazioni più importanti da comunicare.

Infine devi dimostrare vivo interesse nei confronti della posizione per la quale hai avanzato la tua candidatura.

Evita di far capire che sei lì solamente perché hai bisogno di un lavoro. Fai invece intendere che quella è la posizione alla quale aspiravi da tempo e che ora vuoi aggiudicarti a tutti i costi.

2. Tenere conto delle esigenze aziendali

Mettitelo bene in testa e non te lo scordare MAI più: le aziende non fanno beneficenza!

Aprire una posizione, effettuare uno screening dei curriculum vitae dei candidati, effettuare una serie di colloqui e proporre un contratto di lavoro sono attività molto costose per le aziende. Non tanto dal punto di vista economico, ma da quello di investimento del proprio tempo.

Se l’azienda ha deciso di assumere una nuova risorsa è perché ha delle esigenze ben precise da soddisfare e chi ti seleziona non è interessato a ciò che tu sei, ma piuttosto a ciò che puoi fare per soddisfare queste esigenze.

Ora che sei in grado di empatizzare con il punto di vista aziendale, devi trasformare ciò che hai scritto nel tuo curriculum in veri e propri benefici per l’azienda. Ricorda sempre che durante un colloquio di lavoro stai vendendo la tua professionalità e, di conseguenza, per venderti bene devi saper essere attraente.

Facciamo un esempio pratico. Poniamo che tu ti stia candidando per una posizione di “operatore di sportello bancario” (bello il posto in banca, eh?).

Dire “Sono laureato/a con 110 e lode alla facoltà di economia nei tempi curriculari previsti dall’ordinamento bla bla bla” non serve praticamente a nulla. Stai buttando fumo negli occhi a chi ti seleziona e lo stai annoiando.

Dire “Sono una persona che ha sempre nutrito passione sincera verso la finanza. Mi capita spesso di investire qualche risparmio in azioni, di consultare i listini delle borse internazionali e di informarmi su siti come “Advise Only” (piccolo OT: Advise Only è un blog veramente figo che parla di investimenti) per migliorare la mia educazione finanziaria” è tutta un’altra cosa…non credi?

Dall’altra parte il selezionatore probabilmente sta pensando: “Oh che bello, finalmente qualcuno in gamba, che dimostra di essere sinceramente interessato a questa posizione…mi piace!”

Il 99% dei tuoi concorrenti utilizza la prima soluzione…vedi che non è così complicato riuscire a distinguerti? 🙂

Te lo ripeto un’ultima volta…tieni a mente le esigenze dell’azienda, non le tue esigenze.

3. Candidati mentre sei già occupato

Questo paragrafo è dedicato solamente a chi è già occupato…oppure no?

Mi spiego meglio. Avere già un lavoro è inevitabilmente qualcosa che ti rende meno bisognoso e più sereno/a, nel momento in cui vai ad affrontare un colloquio di lavoro per una nuova posizione.

Questo accade principalmente perché la pressione che senti addosso è minore rispetto a quando sai di non poter sbagliare. Infatti, anche nel caso in cui la selezione dovesse avere un esito negativo, continuerai a lavorare e percepire uno stipendio.

Tutto ciò ha 2 conseguenze:

1. l’azienda ha un potere contrattuale minore nei tuoi confronti, perché sa che dovrà proporti un’offerta migliore di quella attuale per strapparti all’azienda per la quale già lavori

2. il valore percepito dall’azienda nei tuoi confronti è maggiore, perché il fatto che tu già lavori segnala che hai delle capacità e delle competenze superiori a coloro che sono disoccupati

Funziona un po’ come in amore: un uomo o una donna single hanno più difficoltà a essere percepiti come attraenti rispetto a coloro che sono fidanzati o sposati. Il loro valore sociale è, a parità di bellezza o carattere, più basso di coloro che sono impegnati.

Traslando il tutto nella ricerca del lavoro, coloro che sono disoccupati hanno meno valore di coloro che sono già impegnati in un altro lavoro, a parità di competenze e attitudini.

Detto ciò, come fai se non hai un lavoro a rispettare questo punto?

Ci sono diversi stratagemmi che ho utilizzato anche io durante i miei colloqui da disoccupato. Eccone 3:

1. dici di esercitare una libera professione, ovvero di possedere una partita IVA con la quale stai offrendo consulenze o servizi ai tuoi clienti privatamente.

2. dici che stai collaborando in modo occasionale con delle aziende o dei professionisti per i quali presti i tuoi servizi

3. dici che ti sei preso un periodo di pausa per studiare e formarti e ripartire alla grande con un nuovo lavoro

Tutte e tre queste soluzioni evitano di spostare tutta la pressione su di te e ti consentono di aumentare il tuo valore percepito. Ovviamente non è un elenco tassativo. Spazio alla fantasia…d’altronde il confine tra disoccupato totale e lavoratore occasionale è quasi invisibile.

Come vestirsi per un colloquio di lavoro: outfit perfetto

come vestirsi ad un colloquio di lavoro outfit

Tema estremamente importante. Ricorda sempre che le valutazioni che vengono effettuate dal selezionatore spesso si basano su poche informazioni a disposizione.

Queste informazioni non sono sufficienti al selezionatore per esprimere un giudizio completo su di te ed è per questo motivo che l’outfit diventa un elemento chiave nel processo decisionale del recruiter.

Ora, sono sicuro che ti starai chiedendo: “ma è veramente così importante il vestito ad un colloquio di lavoro?”

Viste le ragioni che ti ho appena argomentato, la risposta è: “non solo è importante, ma può fare la differenza tra un’assunzione e una porta in faccia”.

Ti dirò una cosa che forse non ti capita di leggere spesso in giro e, per farlo, userò una citazione di Dostoevskij:

La bellezza salverà il mondo

Avrai sentito centinaia di volte questa frase e forse spesso ti sarai trovato in disaccordo. Personalmente adoro questa frase perché ne riesco a cogliere il significato più recondito ed introspettivo.

La bellezza, infatti, è intesa da Dostoevskij da una punto di vista spirituale e non solamente fisico.

Ciò significa che per bellezza, durante un colloquio di lavoro, intendiamo non solamente come sei vestito, ma anche i tuoi modi di porti.

Analizziamo entrambe le cose, però. Partiamo dal come vestirsi.

Come vestirsi è qualcosa che deve essere necessariamente commisurato alla posizione per la quale stai concorrendo. Non esiste un vestito che sia buono per tutte le occasioni.

Esempi pratici. Sei al solito colloquio di lavoro per entrare in banca. La banca è sinonimo di formalità e compostezza.

Se sei un uomo, ci vogliono giacca e cravatta. Non è il momento di essere creativo e di indossare un cardigan o un papillon. Si va di giacca e cravatta e puoi star sicuro che non sbaglierai!

Se sei una donna, ci vuole il tailleur. Con una gonna, possibilmente al ginocchio, o un pantalone non fa troppa differenza. Anche qui evita soluzioni fantasiose o troppo provocanti. Ai bancari non piace scherzare: rispetta la formalità dell’ambiente e della posizione.

E se invece vai ad un colloquio per una posizione da commesso o commessa?

In questo caso, se ti vesti troppo elegante, rischi di renderti ridicolo/a.

Fermati un attimo a pensare…se si tratta di fare i commessi per brand di moda, lo stile ed il buon gusto saranno caratteristiche di certo apprezzate. Un pizzico di creatività e di fantasia nel vestire sarà quel tocco in più che ti consentirà di distinguerti.

Ma se si tratta di fare il commesso per un’enoteca (il vino è chic) è sicuramente meglio presentarsi con dei vestiti più sobri (camicia e maglioncino sono un ottimo compromesso).

Ricapitolando…il vestito va modificato ed adattato alla posizione. No alle soluzioni standardizzate.

Parliamo invece di modi di porsi. Le parole d’ordine, in questo caso, sono: gentilezza, umiltà e positività.

Analizziamole una per una. La gentilezza è obbligatoria per qualsiasi tipo di lavoro. A nessuno piacciono le persone scostanti, né coloro che non sono capaci di dire “per favore” o “grazie”. La delicatezza e l’educazione nella scelta delle parole da dire è altrettanto importante e, penso questo sia ovvio…non dire parolacce. Le parolacce non sono adatte mai, per nessuna posizione, e non sono adatte per rafforzare i concetti.

L’umiltà è la capacità di far emergere i propri pregi senza essere presuntuosi o arroganti. Sembra scontato, ma ti assicuro che non è sempre facile mostrarsi umili agli occhi degli altri.

Qual è il trucco per mostrare umiltà?

Te ne svelo uno che ho utilizzato spesso in passato e, secondo me, funziona alla grande.

Quando esponi un tuo punto di forza, cerca di associarlo ad una situazione in cui hai lavorato in team ed esalta anche coloro che erano con te.

Esempio pratico: “Mi ritengo una persona capace di superare gli obiettivi che mi vengono assegnati, in quanto all’università, tempo fa, insieme al mio gruppo di lavoro siamo stati in grado di svolgere il compito che il professore ci aveva assegnato, andando oltre le aspettative. Ricordo che il professore ci disse che negli ultimi anni non aveva mai visto un lavoro eseguito con un tale approfondimento della materia. Per questo devo ringraziare i miei compagni di team, che sono stati formidabili nell’impegno e nella generosità. Caratteristiche senza le quali non avremmo mai raggiunto questo obiettivo”

Vedi? Ho appena esposto una mia qualità importante per l’azienda (raggiungere gli obiettivi e superarli), e allo stesso tempo ho evitato di essere presuntuoso (ho condiviso il merito con i miei compagni).

La positività, infine, è una qualità che dovremmo avere sempre, sia durante un colloquio che nella vita di tutti i giorni.

Il motivo è semplice: le persone positive sono piacevoli ed è bello passare del tempo con loro. Quando una persona positiva entra in una stanza, contribuisce a rendere più positivo tutto l’ambiente. Si tratta di percezioni, e di vibrazioni. E vengono colte ad un livello più profondo di quello superficiale. Sii positivo/a e vedrai che il tuo colloquio di lavoro ne gioverà.

Domande colloquio di lavoro: pregi e difetti

Cominciamo subito con una domanda che ti verrà proposta nel 100% dei colloqui: mi dica quali sono i suoi pregi e difetti.

Questa è la classica domanda che può sembrare un assist, ma che in realtà nasconde delle insidie.

Come fare a rispondere adeguatamente?

Non è affatto difficile! I tuoi maggiori pregi mutano…in base alla posizione per la quale stai sostenendo il colloquio di lavoro.

Mi spiego meglio. Serviamoci di un esempio classico: quello del colloquio in banca. Se i tuoi pregi sono “spirito imprenditoriale”, “creatività” e “sincerità”, probabilmente la posizione in banca non è ciò che fa per te.

Sarebbe meglio dire che i tuoi pregi sono “equilibrio”, “disponibilità” e “cortesia”. Suonano un po’ meglio per qualcuno che vuole lavorare in banca, non credi?

Il concetto è: scegli i pregi in base alla posizione e non sbaglierai.

E i difetti?

Innanzitutto non rispondere con frasi fatte e stupide del tipo: “sono una persona troppo precisa” oppure “sono una persona troppo generosa”. I pregi trasformati in difetti con l’utilizzo dell’avverbio “troppo” sono un trucchetto che conoscono tutti e non funziona.

Non esistono persone troppo precise. La precisione, sul posto di lavoro, è un pregio. Mai un difetto.

La verità è che i difetti esistono e, spesso, ne siamo più consapevoli dei pregi. Qui devi scegliere dei difetti che non siano in aperto contrasto con le peculiarità richieste per la posizione.

Ecco, in generale, ti consiglio di non dire che sei “facilmente irascibile o impaziente” perché questo è un difetto troppo brutto per consentirti di superare positivamente un colloquio di lavoro.

Riprendendo l’esempio del lavoro in banca, puoi dire che i tuoi difetti sono che sei “introverso” o “orgoglioso”.

Colloquio di lavoro: domande frequenti e risposte

Nel colloquio di lavoro domande e risposte sono qualcosa di molto simile ad una partita di ping pong, nel quale devi essere abile a ribattere, colpo su colpo, ai quesiti che ti vengono posti ed a sostenere il ritmo di conversazione imposto dal recruiter.

Vediamo quali sono le 7 domande più frequenti e le migliori risposte a cui affidarti.

colloquio di lavoro domande e risposte frequenti

1. Mi parli di lei e del suo curriculum

Di solito, si parte con questa. E mentre dentro di te esulti perché non vedi l’ora di sciorinare l’appassionante racconto della tua vita, dall’altra parte sono già pronti a tagliarti la testa.

Proprio così…questa domanda viene utilizzata da chi ti seleziona per capire:

1. quanta capacità di sintesi possiedi

2. quanto sei egocentrico/a

3. quanto sei capace di organizzare una quantità di informazioni per rielaborarle in modo fruibile e chiaro, nel giro di pochi secondi

La risposta a questa domanda deve durare massimo 50/60 secondi.

Il contenuto?

Tutto ciò che è di valore per l’azienda per la quale stai sostenendo la selezione. Questo significa che devi presentare le informazioni sul tuo curriculum, tenendo conto delle esigenze aziendali.

2. Perché vuole lavorare con noi?

Altra domanda dei colloqui di lavoro che il selezionatore ti porrà quasi sicuramente: perché vuole lavorare con noi?

Senza troppi giri di parole…evita di dire queste cazzate (tra parentesi ti spiego perché sono cazzate):

1. mi piacerebbe acquisire esperienza in un’azienda importante come la vostra (e perché mai devi fare esperienza con noi? Non siamo mica un istituto di formazione! A noi serve gente che sappia dare valore e persegua obiettivi di fatturato, in linea con le nostre esigenze)

2. vorrei mettermi alla prova in un contesto aziendale grande e strutturato come il vostro e avere l’opportunità di intraprendere una carriera internazionale (tutto molto bello, ma hai di nuovo spostato il focus su te stesso…non è questo che dà valore a chi ti assume. Ricorda che sei tu che devi portare conoscenza e competenze all’interno dell’azienda, non il contrario)

3. ho bisogno di soldi (il termine bisogno ha un connotato fortemente negativo nella nostra lingua, quindi allenati per evitare di utilizzarlo quando parli. Inoltre tutti hanno bisogno di soldi, non è necessario ribadire una cosa di per sé ovvia…evita ogni riferimento ai soldi, almeno in questa fase

4. questa è l’azienda dei miei sogni (decisamente poco credibile, non trovi? A meno che tu non stia facendo un colloquio per la posizione di amministratore delegato di Apple o di una squadra di calcio, direi che quest’affermazione è esagerata e falsa. E puoi stare sicuro/a che chi è di fronte a te se ne accorge)

Qual è allora la risposta giusta?

La risposta giusta esiste e va adattata alla posizione per la quale ti stai candidando, ma in linea generale è:

“Penso di potervi aiutare a raggiungere questi obiettivi (indica quali sono gli obiettivi richiesti dalla posizione) in quanto le mie competenze sono queste (indica le tue competenze. Se non hai competenze già formate, indica le attitudini che reputi siano determinanti per ricoprire l’incarico)”

Non esitare, preparati in anticipo questa risposta e mostra sicurezza e tranquillità quando la esponi.

Ancora una volta, la regola è: sposta il focus su ciò di cui ha bisogno l’azienda, non su ciò di cui hai bisogno te!

3. Quanto vorrebbe guadagnare?

Su questa domanda, di solito, si combina un disastro.

Nel momento in cui siamo alla ricerca di lavoro (da disoccupati) siamo in una condizione mentale debole rispetto all’azienda. Cercare lavoro è duro e stancante e ciò che tutti vogliono è che la ricerca finisca il prima possibile.

Di conseguenza, nel rispondere a questa domanda di solito si pecca di lucidità e si tende a chiedere una cifra troppo bassa rispetto al valore reale di ciò che si meriterebbe, oppure un range di cifre.

Entrambe queste risposte sono sbagliate. Ora ti spiego perché: nel primo caso stai semplicemente lavorando sottopagato e questo, nel breve periodo, ti creerà un’insoddisfazione legata alla percezione del tuo valore.

Ti sembrerà di “dare tanto” all’azienda e ricevere in cambio poco. In effetti è così ed è per questo che devi evitare cifre troppo basse.

Nel secondo caso, invece, il selezionatore sceglierà sicuramente la cifra più bassa del range che gli hai indicato, perché sei te stesso/a ad avergli suggerito che accetteresti con quella cifra.

Quindi se dici che vorresti guadagnare “tra 1.000 e 1.300 euro”, il tuo stipendio sarà pari a 1.000 euro.

Qual è allora la risposta corretta?

Anche in questo caso devi informarti su quanto è retribuita mediamente la posizione per la quale ti stai candidando (in Italia il mercato del lavoro è talmente livellato che le differenze di stipendio per lavori non dirigenziali sono praticamente nulle) e comunicare quella cifra.

In questo modo non rischi di sparare una cifra troppo alta e ti attesti su una cifra da ragionevole valore di mercato.

4. Sta portando avanti altre candidature?

Questa non è troppo difficile, ma può rappresentare un pericoloso trabocchetto.

Devi rispondere assolutamente di sì. Anche se non è vero. Anche se fai a fatica a dirlo perché quella posizione ti interessa molto più delle altre.

So che istintivamente saresti portato a dire di no perché non vedi l’ora di iniziare, ma la strategia più efficace è dire di sì.

Il motivo è che, se il selezionatore ti ritiene una persona potenzialmente adatta per la posizione, devi aumentare il senso di scarsità. Se stai portando avanti altre candidature è possibile che qualche altra azienda ti offra un contratto, e farsi soffiare una buona risorsa da sotto il naso è ciò che il tuo futuro datore di lavoro vuole evitare.

5. Perché vuole lasciare il suo lavoro attuale?

Qui, al contrario della domanda n.2 (quanto vorrebbe guadagnare?), non sei in una posizione di debolezza, ma anche tu hai diverse carte da giocare.

Effettuare un colloquio di lavoro mentre si ha già un lavoro è la situazione ideale, per il seguente motivo:

  • percepisci già uno stipendio e, male che vada, continuerai a lavorare dove stai già lavorando. La pressione che senti addosso, per questo motivo, è minore rispetto ad una condizione di disoccupazione.

Tuttavia, potresti essere nella condizione in cui detesti il vecchio lavoro e stai cercando di cambiare aria.

Regola n.1: è assolutamente vietato parlare male del tuo attuale posto di lavoro, dei tuoi colleghi e dei tuoi capi. Se commetti questo errore, abbassi enormemente il tuo valore agli occhi del selezionatore e, quasi sicuramente, l’esito della selezione sarà negativo.

Il motivo?

Nessuno vuole assumere una persona che si lamenta e che rischia di peggiorare o distruggere il clima di un ambiente di lavoro.

In questo caso, te la caverai alla grande a questa domanda, se utilizzi una tra queste 3 risposte:

1. sto cercando un’opportunità di crescita professionale

2. mi piacerebbe guadagnare di più

3. vorrei mettere alla prova le mie capacità in mansioni diverse da quello che svolgo attualmente

Insomma, il contenuto è chiaro: evita di gettare fango sugli altri ed esprimiti in termini positivi ed ottimistici 😉

6. Dove si vede tra 5 anni?

Questa è una domanda stupida. Perché, a meno che tu non sia una persona con zero ambizioni ed abbia già deciso a tavolino il tuo futuro, qualunque risposta a questa domanda è, almeno in parte, falsa.

Il fatto che si tratti di una domanda stupida, purtroppo, non ti esonera a rispondere in modo intelligente…e furbo!

Qui ti voglio portare un esempio strettamente personale. Un paio di anni fa, ricordo che mi fecero questa domanda per una posizione amministrativa/gestionale in un’azienda di mangimi della mia zona.

Arrivato al colloquio finale, direttamente con il titolare dell’azienda, mi fu posta questa domanda…io sono una persona molto ambiziosa, in tutto quello che faccio, e risposi che mi sarebbe piaciuto crescere a livello professionale e ricoprire una carica importante, in un futuro prossimo.

Evidentemente l’imprenditore, nonostante apprezzasse questa mia risposta, decise che non ero la persona giusta per ricoprire un incarico routinario, che difficilmente avrebbe avuto un’evoluzione, in termini di crescita professionale.

Oggi sono molto contento di non aver superato quella selezione, perché sono certo che mi sarei trovato a disagio in quella realtà aziendale, ma se fossi stato un po’ più attento ai segnali che mi venivano inviati dal contesto aziendale e dall’imprenditore, la risposta perfetta sarebbe stata:

Mi vedo nella mia casa di campagna, insieme a mia moglie e ai miei figli…ed un contratto a tempo indeterminato, in un’azienda solida e ben organizzata

Non fraintendermi! Non c’è nulla di male ad avere una famiglia ed un posto a tempo indeterminato (anzi, sono entrambe cose magnifiche), ma evidentemente sono anche sinonimo di voglia di stabilità e poche ambizioni.

Per quell’imprenditore, una persona troppo ambiziosa equivaleva al serio rischio di perdere l’investimento fatto, per poi veder andare quella risorsa in un’altra azienda a ricoprire una posizione più prestigiosa.

Anche in questo caso, intuire le esigenze dell’azienda per la quale stai effettuando il colloquio di lavoro decreterà la decisione di assumerti o meno.

7. Perché dovremmo assumerla?

Spesso ti verrà posta come domanda finale.

Non si tratta di una vera e propria domanda, ma di una richiesta di rassicurazione da parte del selezionatore.

Sia che si tratti di recruiter che lavorano nell’area risorse umane, sia che il selezionatore sia direttamente l’imprenditore, quando si decide di assumere una persona si ha dentro una grande paura: quella di aver sbagliato.

Sbagliare il processo di selezione per un’impresa significa perdere tempo e soldi.

Tempo perché serviranno almeno 2 o 3 mesi di lavoro quotidiano per effettuare delle valutazioni sulle effettive competenze del neo-assunto.

Soldi perché ovviamente i dipendenti vanno pagati, da un lato, e si sarebbe potuto ottenere maggior valore puntando su una risorsa più idonea, dall’altro.

Ergo…la risposta perfetta a questa domanda è un veloce riassunto di ciò che puoi fare per l’azienda, supportato dalle tue capacità e dalle tue esperienze precedenti.

Tutto qui? Esatto, tutto qui.

Vietato uscirsene fuori con frasi alla Alessandro Proto (a parte gli scherzi, ti consiglio di seguire Alessandro su LinkedIn, è un comunicatore eccellente) o alla Gordon Gekko in Wall Street 😀

Sii coerente con le risposte date fino ad ora, e rispondere a questa domanda sarà come bere un bicchier d’acqua.

Domande da fare ad un colloquio di lavoro

domande da fare ad un colloquio di lavoro
Una volta che il selezionatore ha concluso la sua serie di domande, è molto probabile che ti verrà chiesto se hai te delle domande da porre all’azienda.

Ecco…rispondere che “è tutto chiaro” oppure “no, nessuna domanda” significa perdere una grande opportunità per aumentare il tuo valore e fare l’ennesima bella figura.

Devi assolutamente fare delle domande!

E possibilmente queste domande dovrebbero essere anche intelligenti, e non troppo banali.

Ci sono due tipi di domande che è bene fare in questa fase:

1. domande sulla mansione

2. domande sull’azienda e sul business

Nel primo caso, le domande possono essere relative a come si svolgeranno esattamente le tue mansioni.

Ogni volta che effettuiamo un colloquio, siamo sempre sommersi da mille dubbi o curiosità su ciò che troveremo una volta che otterremo il posto. Chiedere delucidazioni sulle mansioni ed iniziare a sciogliere questi dubbi non ti farà sembrare affatto stupido, anzi mostrerà che sei una persona scrupolosa e non superficiale.

Qualità estremamente apprezzate in tutte le aziende del mondo 🙂

Nel secondo caso, invece, potrebbero non esserti chiari tutti gli aspetti, e le modalità di monetizzazione, con cui l’azienda costruisce il suo fatturato.

Ecco un elenco di domande interessanti che potresti fare al selezionatore:

1. Quali sono i clienti che generano il maggior fatturato?

2. Quante persone lavorano nell’area aziendale in cui potrei essere inserito/a?

3. Quali sono i progetti su cui lavorerete nei prossimi mesi/anni?

4. Quanto è il fatturato dell’azienda? (questa domanda potrebbe sembrare poco opportuna, ma non lo è; il fatturato è sempre motivo di vanto per un’azienda, a meno che questa non stia per fallire)

5. Quante persone lavorano in azienda (stesso discorso di prima, le dimensioni aziendali contano)

Ovviamente, puoi dare spazio alla fantasia e continuare con questo elenco ancora per molto. L’unico vincolo che dovresti considerare è quello di non porre domande troppo bizzarre o totalmente inutili.

In questo caso, infatti, si capirebbe che ti stai sforzando per fingere interesse e questo avrebbe inevitabilmente un impatto negativo sulla tua valutazione.

Cosa dire ad un colloquio di lavoro su Skype o al telefono

Questo tipo di colloquio prevede che tu te ne stia direttamente a casa tua e abbia molti elementi che ti permettano di tenere sotto controllo le varie fasi relative a come affrontare un colloquio di lavoro.

Innanzitutto questa modalità viene solitamente utlizzata nelle primissime fasi di selezioni, soprattutto da aziende di dimensioni medio/grandi con processi strutturati di selezione. Tuttavia può capitare anche nei progetti digitali, dove le persone lavorano spesso da casa propria.

Il vantaggio più grande di questo tipo di colloquio è che c’è molta meno pressione. Questo è dovuto al fatto non devi direttamente incontrare il selezionatore e, se sei una persona emotiva, non pagherai la tensione di dover parlare per la prima volta con uno sconosciuto che ti sta giudicando.

Ma il vero vantaggio è la possibilità di avere delle informazioni di fronte ai propri occhi. Infatti puoi tenere aperto il sito dell’azienda o le informazioni che hai accumulato nella fase di preparazione e servirtene durante il colloquio.

In questo modo sarà molto minore la probabilità che il selezionatore ti colga impreparato/a e, allo stesso tempo, potrai destare un’impressione migliore grazie alle informazioni di valore che hai preparato.

Personalmente amo i colloqui su Skype perché, per tutti, è un grande risparmio di soldi e tempo e la tensione generale si abbassa.

Come affrontare un colloquio di lavoro al telefono, invece?

Al telefono, invece, devi prestare molta attenzione al tuo accento e alla tua capacità espositiva.

Se da un lato la tensione è piuttosto bassa, in quanto non ci si vede neppure, dall’altro le esitazioni, gli accenti troppo marcati e le continue indecisioni verranno valutate in modo profondamente negativo, e dal momento che il tuo giudizio si baserà su questi elementi non puoi permetterti di sbagliare.

Un consiglio che mi sento di darti è quello di provare ad allenarti da solo su una tua presentazione personale, tentando di usare un tono forte e deciso, ma allo stesso non aggressivo.

Dall’altra parte della “cornetta”, puoi stare certo che apprezzeranno 😉

Come ultimo suggerimento, ti consiglio di guardarti il webinar di Luca Mastella, per scoprire quali sono le tecniche infallibili per preparare la tua candidatura in modo perfetto e superare brillantemente la selezione iniziale.

career accelerator

Ti renderai conto che i risultati che otterrai dopo aver guardato il webinar saranno eccezionalmente superiori a quelli che hai avuto finora. Puoi iscriverti da qui:

Ti segnalo, di seguito, altri articoli di approfondimento che potrebbero interessarti:

  1. Come fare un curriculum vitae perfetto
  2. Non trovo lavoro: ecco spiegato quello che devi fare
  3. Come fare una lettera di presentazione efficace
  4. Come cambiare lavoro: consigli per superare la paura di cambiare
  5. Come trovare lavoro con LinkedIn in Italia e all’estero
  6. Come capire che lavoro fare nella vita

Se hai trovato utilità in questo articolo, ti chiedo di dargli una valutazione di 5 stelle e seguire Carica Vincente sul blog, ma anche su Facebook e su Instagram.

Colloquio di lavoro: domande e risposte, cosa dire e come vestirsi
voto 4.9 (su 15 totali)

Ciao! Mi chiamo Lorenzo e sono co-fondatore di Carica Vincente. Nella vita mi occupo di web marketing e sviluppo di carriera, e mi appassionano l’economia ed il business a 360 gradi. Se vuoi una consulenza, sentiti libero/a di inviarmi una mail o scrivimi su LinkedIn 😉

Articoli correlati

Lascia un commento