Quanto costa aprire una Partita IVA: spese iniziali e costi di gestione

Quanto costa aprire una Partita IVA
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Quanto costa aprire una Partita IVA? E poi, quanto costa mantenere una Partita IVA, tra commercialista, imposte e contributi? Lo scopriremo nel presente articolo!

Secondo l’opinione comune, aprire una Partita IVA significa essere costretti a sborsare ingenti somme sia nella prima fase – ossia quella di avvio della nuova attività – che negli anni a venire per via del commercialista, delle imposte e dei contributi.

Funziona davvero così, oppure si tratta soltanto di chiacchiere che non trovano alcun riscontro nella realtà dei fatti? Facciamo un po’ di chiarezza.

Quanto costa aprire una Partita IVA?

L’attivazione della Partita IVA non richiede particolari spese, se non quelle relative al compenso di un eventuale intermediario (minimo 200-300 € per le attività libero-professionali, dai 500 ai 1.000 € e oltre per le ditte individuali).

Oggi, tuttavia, esistono piattaforme online – una su tutte: Fiscozen – che offrono consulenza e supporto a chi, pur avendo in programma di aprire la Partita IVA, non dispone di un budget così elevato e, quindi, punta al miglior risparmio.

Il servizio di apertura Partita IVA con Fiscozen è gratuito ed incluso nel costo di abbonamento per i liberi professionisti (es. avvocati, traduttori, consulenti marketing), mentre le ditte individuali (ossia artigiani e commercianti) pagano solo un piccolo extra – pari a 200 € + IVA – per la predisposizione della ComUnica (e della SCIA, se richiesta), comprensivo di diritti e imposte per l’iscrizione al Registro delle Imprese.

Quanto costa mantenere una Partita IVA?

Una volta eliminato il problema dei costi iniziali – che, come abbiamo visto, sono molto più bassi di quel che si dice in giro – vi è una seconda questione da affrontare: quanto costa mantenere aperta una Partita IVA? In altre parole, a quanto ammontano gli oneri annuali che l’imprenditore deve sostenere per la gestione della sua P. IVA?

Generalmente, per la gestione della Partita IVA ci si affida ai servizi di un commercialista, che fornisce assistenza fiscale all’imprenditore, tiene la contabilità ed invia la dichiarazione dei redditi. Il costo annuo di un commercialista può variare molto in base a diversi fattori. Generalmente, per un regime forfettario siamo su qualche centinaia di euro, mentre per il regime ordinario è possibile arrivare a pagare anche più di 1000 euro l’anno.

Per fortuna esistono soluzioni innovative come Fiscozen, che ti permette di risparmiare molti soldi anche sul mantenimento della Partita IVA. La gestione completa del regime forfettario (che include tutti i servizi offerti dal commercialista, più una comoda piattaforma online tramite cui puoi emettere le fatture), costa solo 299 euro l’anno.

Inoltre, i piani in abbonamento prevedono la clausola “soddisfatti o rimborsati”, e per i lettori del blog Caricavincente.it, Fiscozen offre anche uno sconto del valore di 50€ sui pacchetti offerti, che è possibile attivare attraverso questo link.

Aprire Partita IVA: imposte e contributi

Altra questione legata al mantenimento della Partita IVA è ovviamente quella delle imposte e dei contributi da pagare. In che modo si calcolano e a quanto ammontano?

Ebbene, la tassazione applicata dipende dal regime fiscale scelto in sede di apertura della P. IVA. In ogni caso, niente paura: entro una certa soglia di ricavi e compensi (65.000 € annui) e verificati tutti i requisiti, è possibile accedere al regime forfettario e versare solo un’unica imposta con aliquota al 15% (ridotta, in certi casi, addirittura al 5% per i primi cinque anni) sul reddito imponibile.

Funziona diversamente per i contributi, il cui conteggio si basa sulle regole e aliquote stabilite dalle singole casse o gestioni previdenziali. Semplificando, comunque, possiamo delineare tre situazioni-tipo per altrettante categorie:

1) Professionisti con Cassa → Architetti e ingegneri, medici e odontoiatri, ecc.: ciascuna di queste figure fa capo ad una Cassa che si occupa specificamente della sua categoria (rispettivamente: Inarcassa ed Enpam) e che, mediante il proprio regolamento, stabilisce le norme da seguire per determinare l’importo.

2) Professionisti GS → I professionisti privi di un’apposita cassa (es. personal trainer, grafici, programmatori, ecc.), invece, vanno a confluire nella Gestione Separata INPS e versano un unico contributo, pari al 25,98% del reddito lordo.

3) Ditte individuali → Rientrano nella Gestione Artigiani e Commercianti, alla quale versano un contributo fisso di circa 3.830-3.850 €, obbligatorio per tutti gli iscritti (a prescindere dal reddito prodotto). Superando il reddito minimo INPS – ovvero 15.953 € – si aggiunge un secondo contributo pari al 24% (per gli artigiani, ridotto al 22,35% per gli under 21) o al 24,09% (per i commercianti, ridotto al 22,44% per gli under 21), calcolato sulla sola parte eccedente. Le ditte assoggettate al regime forfettario, inoltre, possono fare richiesta all’INPS per beneficiare di una riduzione – pari al 35% – su tutti i contributi (fissi e non).

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